Good Lack


Progetto / project Francesca Foscarini
Video installazione / video installation Fiorenzo Zancan
Cura della tecnica / technical care Luca Serafini
Accompagnamento alla ricerca / research advisor Ginelle Chagnon e Cosimo Lopalco

Produzione / production VAN Con il sostegno di / with the support of Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa (I); Centro Jobel Residenza Teatrale (I); MiBACT

Alcuni materiali per questo lavoro sono stati sviluppati all'interno del progetto Dyptique promosso da / Some material for this work was developed through the project Dyptique supported by Circuit-Est Centre Chorègraphique di Montreal (QC) e Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa (I)


Good Lack è un trittico di soli e si compone di Back Pack, John Tube e Let's Sky, tre quadri indipendenti ma legati tra loro. Il tema dell'assenza, da cui trae spunto il titolo, giocando con l'ambiguità di senso (buona fortuna/buona mancanza o assenza), traccia un percorso, un filo conduttore, un ponte tra questi tre diversi territori. In Back Pack, lo zaino, come il guscio di una tartaruga, nasconde, offre protezione, pesa, contiene un'abbondanza variopinta di oggetti che modificano, determinano il farsi e il disfarsi dell'immagine del corpo sulla scena che in John Tube poi lascia spazio ad un tubo nero di plastica, alto centosettanta centimetri. "John" con il suo silenzio e immobilità totemica diventa elemento catalizzatore di significati e di luoghi immaginari che si dissolvono subito dopo con l'irrompere nello spazio del gesto ripetitivo di Let's Sky dove scatole di cartone racchiudono un corpo che sembra non aver più parvenze reali.

Good Lack is a tryptic of solos, Back Pack, John Tube and Let’s Sky all navigating three very different performative territories yet sharing the common theme of absence. The title itself, inspired by the theme, plays with the ambiguity between the words luck and lack. In Back Pack, a rucksack resembles the shell of a turtle. It hides and offers protection yet is weighed down by an abundance of multicolored objects. These objects modify and determine the making and unmaking of the performing body on stage. In John Tube a 170cm high black plastic tube (John) inhabits the stage: imaginary meanings and landscapes emerge through John’s silence and totemic immobility. These environments are then disrupted by the repetitive gestures present in Let’s Sky where cardboard boxes enclose a body that seems to have lost its real being.



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photogallery by Chiara Meneghini